La Paullese e il miraggio della metro.

La Paullese è da sempre incubo dei pendolari Crema-Milano. Arrivare o partire da San Donato nelle ore di punta comporta l’aggiunta di minimo 25 minuti al tragitto, una follia. Ancora di più per chi utilizza il trasporto pubblico. Come me.

Frequentando l’Università di Milano di Milano conosco bene i problemi dei pendolari. Gli orari di lezione diversi ogni giorno mi permettono di vedere il traffico in diversi momenti della giornata. Quando iniziai la tratta tra Bagnolo e Dovera era stata completata da un po’, ma dal finestrino ho visto la tratta Dovera-Spino d’Adda mutare ogni giorno. Il suo completamento a giugno 2015, grazie al percorso che non incrocia il traffico locale di Spino, ha rivoluzionato la maggior parte dei miei viaggi: un risparmio tangibile di 5-10 minuti a corsa, permettendomi di scegliere in certi orari corse a me più favorevoli.

Rimane il problema delle ore di punta. Due volte al giorno il traffico si blocca, e qua inizia l’indignazione delle amministrazioni e dei cittadini. Tra raddoppi, ponti, metropolitane la politica non ha che da scegliere. Incredibile poi l’idea dell’anno scorso delle corsie riservate agli autobus potenziabile a metropolitana.

Raddoppiare i lotti milanesi e costruire il nuovo ponte di Spino porterebbero sicuramente notevoli vantaggi riguardo al flusso di traffico, è innegabile. Ma sono in pochi a ricordare le vere cause delle code infinite della Paullese: i semafori. Quello di San Donato, quello di Paullo e quello di Zelo. Da anni è attesa la loro conversione a rotonde, conversione (relativamente) economica e veloce, oltre che facilmente progettabile tenendo conto del futuro raddoppio (tranne quello di San Donato, dove la Paullese è già doppia). Questi semafori nelle ore di punta bloccano migliaia di veicoli su un asse per lasciarne passare poche decine da un altro. È incomprensibile come pochi amministratori abbianp spinto per la realizzazione delle rotonde attese da anni da tutti, preferendo piuttosto sognare la metropolitana che richiederebbe molti anni di costruzione.

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Il famigerato semaforo di San Donato, che causa lunghe code in entrambe le direzioni.

Fortunatamente però la situazione sembra essersi sbloccata. Come riporta Il Cittadino, finalmente la questione semafori sembra avvicinarsi a una conclusione. Peccato che affermi come sia quello di Zelo che quello di Paullo siano legati al raddoppio della Paullese, di data ignota. Anche a San Donato, sebbene con qualche critica, la rimozione del semaforo viene finalmente discussa. Un progetto di notevoli dimensioni di cui però la data di realizzazione non è dato sapere. È di pochi giorni fa inoltre la notizia del possibile avvio dei lavori del ponte di Spino per il 2017, che eliminerebbe il collo di bottiglia di Spino.

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L’altro famigerato semaforo, capace di generare code da Pantigliate a Paullo.

 

E la metro? Assieme alle discussioni sulla Paullese torna alla ribalta anche lei. Forte di una petizione di 10 mila firme sono in molti a voler portare la metro a Paullo. Richesta che resterà purtroppo inascoltata e quindi da abbandonare per spingere su qualcosa di più fattibile. È infatti da mesi che il CIPE ha bocciato il prolungamento fino a Paullo. Rimangono in forse fino a Peschiera, più probabile solo fino a San Donato Est.

Sembrava lo avessero capito anche gli amministratori locali come il prolungamento non sia fattibile, anche perché richiederebbe diversi anni. Molti di più di quelli richieste per completare la Paullese. Nacque così l’idea delle corsie riservate agli autobus, idea che però si scontra con il semplice fatto che una volta raddoppiata la Paullese (e quindi tolti i semafori), tali corsie sarebbero completamente inutili. Il traffico sarebbe scorrevole a ogni momento della giornata. Forse se ne sono resi conto, dato che il progetto è sparito da ogni discussione.

Da pendolare, però, dico solo: togliete quei dannati semafori.

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